Pantelleria

La più grande delle isole siciliane si erge al centro del mare Mediterraneo, quasi terra d'Africa per la minima distanza che la separa dal continente nero, in un habitat naturale che l'ha resa famosa nel mondo per il suo vino, le sue bellezze paesaggistiche ed architettoniche.
Caratteristiche cui si accompagna alla presenza pressoché costante del sole e del vento caldo di scirocco in un'isola in cui permangono ancora molte influenze arabe dei tipici fabbricati rurali dei tetti a cupola, chiamati dammusi, ai nomi delle contrade e dei piatti della gastronomia locale. 
La viticultura di quest'isola di origine vulcanica è assai antica e viene definita eroica per gli appezzamenti di piccole e piccolissime dimensioni che sono spesso ricavati all'interno di contrade intervallati da muretti di pietra a secco, a riparo dai venti.
La presenza della vite sul territorio di Pantelleria risale a tempi assai remoti.

In particolare, per quanto riguarda l'introduzione del vitigno zibibbo, la principale cultivar presente sull'isola, una tesi propenderebbe per una derivazione dalle popolazioni arabe di capo Zabib, in Africa, termine tradotto come “uva secca”, mentre altre avvalorano la tesi che alla sua diffusione avrebbero provveduto le popolazioni dell’antico Egitto spiegando così anche l’altra dicitura di “Moscato d’Alessandria” con cui questo vitigno viene conosciuto.

Il nettare degli Dei è regolamentato da un disciplinare di produzione che indica come tipologia DOP sia quella ottenuta esclusivamente da uva zibibbo sottoposte in tutto o in parte ad appassimento al sole, che può avvenire in pianta o in seguito alla raccolta e che gli conferisce profumi e sapori inconfondibili.