NotreDame de Paris

Il simbolo di Parigi, il monumento storico più visitato d'Europa, è andato in cenere. Ce ne andremo anche noi così, come siamo venuti? E’ questa la strana domanda che mi ripetevo in silenzio, osservando in televisione la maestosa cattedrale metropolitana andare in fumo; ricordavo improvvisamente, nei dettagli l’interrogazione in storia dell’arte medievale; il De Vecchi Cerchiari, riposto come sempre alle mie spalle, sulla seconda mensola, pareva ancor più grigio, incupito anche lui dalla triste notizia del devastante incendio a una delle costruzioni gotiche più famose del mondo. Ce ne andremo anche noi così? Oggi ci siamo e domani? L’immagine del rogo, i continui appelli, le parole dei vari capi di stato, del Vaticano, dell’Unesco… A Notredame ci sono stata, l’ ho vista, l’ho toccata con mano, in un momento nemmeno così lontano nel tempo.. Ma la guglia e due terzi del tetto, oggi, non ci sono più. Al suo posto un buco nero, luminoso, di un incendio appena terminato. Non ci sono feriti tra i fedeli o i turisti, l'unico in gravi condizioni è un pompiere, uno dei 500 intervenuti per domare le fiamme che continuavano ad avanzare inesorabili. 

Cosa si può fare? Cosa si può dire? Si rimane inermi e senza parole.

«Il clamore era straziante». «Tutti gli occhi si erano alzati verso il sommo della chiesa, ciò che vedevano era straordinario. In cima alla galleria più elevata, più in alto del rosone centrale, c'era una grande fiamma che montava tra i due campanili, con turbini di scintille, una grande fiamma disordinata e furiosa di cui il vento a tratti portava via un limbo nel fumo». cit. NotreDame de Paris, 1831, Victor Hugo.