Resoconto del Divino Festival o forse no

Fare il produttore di vino significa anche girare il mondo per incontrare persone, presidiare a fiere e manifestazioni. Spostarsi o stare vicino casa.

Luoghi banali o straordinari, gente straordinaria o invisibile.

Alla fine della giornata si fa un bilancio fatto di incontri, biglietti da visita e storie.

Perchè i luoghi, insieme ai loro personaggi, sono storie che entrano a far parte della propria vita, del proprio lavoro e quindi anche del vino che si fa. Spesso sono storie gustose, in senso metaforico e non.

Sono esperienze e pur essendo molto appassionante, tutto questo non si vede da nessuna parte. Ed è un vero peccato: negli ultimi anni ci sono i social network, Facebook, Instagram. La loro dinamica però è troppo veloce, toccata e fuga: un’immagine, tre righe e poi via con lo scroll.

Ma certe storie hanno bisogno di più, per chi ha la voglia di entrarci.

Storie di tipicità come può essere quella di un semplice pane e salame, un prodotto genuino di un piccolo paese di appena un centinaio di abitanti, un salame mangiato all’ombra di un grande albero mentre gli occhi del piccolo di casa ammirano entusiasti la scoperta dei pinoli o ancora, storie degli aromi, della salsa che attraverso la zanzariera di una finestra ti inebria e ti blocca spingendoti a cercare incuriosita l’autrice di tale delizioso profumo.

Storie di vino. Di assaggi fatti durante l’attesa, di scoperte, di nuovi amici, di vecchie conoscenze, di lamentele comuni e comuni buoni propositi. Questo è partecipare davvero ad un evento, qualunque esso sia, viverlo il più possibile.